Itinerari: Ravenna - Ravenna

Itinerari - Ravenna

Tomba di Dante
Il tempio, dove sono conservate le ossa di Dante, fu costruito nel 1780 dall'Architetto Camillo Morigia.
L'esterno di stile neoclassico, è composto da una facciata in cui si apre un arco entro il quale è la porta di accesso sormontata dalla scritta "DANTIS POETAE SEPULCRUM" e dallo stemma del cardinale Luigi Valenti Gonzaga, committente dell'opera.
Nel 1931, morto il poeta (i funerali si svolsero nella vicina chiesa di San Francesco), il suo corpo fu rinchiuso in una rozza arca di marmo greco, che fu collocata all'esterno del muro del chiostro vicino alla chiesa, nel luogo ove ora sorge il tempietto.
Nel 1483 attorno all'arca fu costruita una cappella per ordine del capitano e podestà di Ravenna Bernardo Bembo e di ciò fu incaricato Pietro Lombardo che fece il sacello ed il bassorilievo.
Nel 1519 i fiorentini ottennero da Leone X, il permesso di prelevare le ossa del poeta per portarle a Firenze, ma, giunti a Ravenna e scoperchiato il sarcofago, lo trovarono vuoto. Le ossa, infatti, erano state trafugate nottetempo dai frati della chiesa di San Francesco che dall'interno del chiostro avevano praticato u buco nel muro e forato il sarcofago. Nell'interno del chiostro è segnato con una lapide il luogo nel quale i frati praticarono il foro, visibile anche all'esterno nello stretto spazio fra il tempio ed il muro del chiostro. I frati custodirono le reliquie dapprima nel monastero e nel 1810, dovendo abbandonare il luogo in obbedienza alle leggi di soppressione degli ordini religiosi, le seppellirono nella soglia di una vecchia porta che si trovava in un muro allora esistente fra il Quadrarco di Braccioforte e la chiesa; le ossa erano contenute nella cassetta in cui, nel 1677, le aveva poste il frate Antonio Santi. In quel luogo la cassetta fu ritrovata nel 1865 durante i lavori preparatori per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Dante. Allora le ossa furono ricollocate nel primitivo sarcofago, in una cassa di noce chiusa dentro una cassa di piombo.

San Francesco
La chiesa fu costruita dal vescovo Neone (poco dopo il 450) con il nome di Basilica o Chiesa degli Apostoli (Pietro e Paolo). Chiamata anche San Pietro o San Piero Maggiore, fu detta poi di San Francesco essendo nel 1261 passata in concessione, con case, orti e portici, ai francescani che, abbandonatala nel 1810, vi ritornarono nel 1949. La facciata, semplice, rustica, serena, è costituita da un corpo centrale che reca la porta d'ingresso ed una bifora, e da due corpi laterali di disuguale altezza. Qualcosa della storia della chiesa si può leggere anche nella facciata, dalla traccia di arco, dietro il sarcofago marmoreo a destra della porta di ingresso. Esso rivela la parte superiore di una antica porta la cui base giace ad oltre tre metri di profondità e segnala un notevole cambiamento nella struttura dell'edificio.

S. Vitale
La costruzione della chiesa fu commissionata dal vescovo Ecclesio nel 526, al ritorno da una sua missione a Costantinopoli, e non è escluso che l'idea di una chiesa a pianta centrale sia nata proprio durante il viaggio in oriente, ove tale modulo architettonico era molto diffuso. La chiesa fu consacrata dal terzo successore di Ecclesio, Massimiano, il17 maggio dell'anno 547 o 548. Erano occorso, dunque, 21 o 22 anni per completare l'edificio. Stando alle date, inoltre, l'edificio fu iniziato sotto il regno dei Goti e terminato sotto quello dei Bizantini, che avevano conquistato Ravenna nell'anno 540. La costruzione fu finanziata da Giuliano Argentario che finanziò in tutto o in parte anche altre costruzioni sacre ravennati.
S. Vitale è un edificio a pianta ottagonale formato da due corpi: uno interno più alto che contiene la cupola, ed uno esterno che contiene l'ambulacro perimetrale al pian terreno ed il matroneo al primo piano. Al perimetro esterno è aggregato il complesso dell'abside e, di fronte in posizione asimmetrica come si può rilevare dalla pianta, quello del nartece che costituiva uno dei lati del quadriportico, primitivo di accesso.
Purtroppo non si conosce il nome dell'architetto di San Vitale, che certamente fu uomo di grande sensibilità e pensiero tecnico.
Entrati nella basilica ci si trova immersi in uno spazio architettonico altamente suggestivo. Il progettista ha saputo organizzarlo con un sapiente gioco di vuoti e d pieni, di superfici piane e curve dando luogo ad un alternarsi di luci e di ombre che, insieme agli effetti coloristici dei marmi, degli affreschi e, soprattutto dei mosaici, conferisce all'insieme una straordinaria leggerezza, senza con ciò velare l'impressione di arditezza e di potenza trasmessa dai grossi pilastri poligonali che sostengono la volta.

Mausoleo di Galla Placidia
Fu eretto entro la prima metà del V secolo con ogni probabilità da Galla Placidia (425-450). La costruzione, dunque è di circa un secolo anteriore a S. Vitale.
Galla Placidia ebbe vita molto avventurosa; figlia dell'imperatore Teodosio, nacque nel 388, quando l'impero, pur tenuto con pugno di ferro dal padre, era ormai sotto la continua minaccia dei barbari. Nel 395, alla morte di Teodosio, i fratelli diGalla Placidia, Arcadio e Onorio, succedettero al padre rispettivamente in Oriente ed in Occidente. Nello stesso tempo i barbari si resero più pericolosi. I Visigoti di Alarico devastarono l'Italia finchè no furono cacciati da Stilicone, generale e tutore di Onorio, con alcune fortunate battaglie. Alarico, però, confinato in Illiria, si ripresentò ben presto in Italia nel 410, dopo aver occupato e saccheggiato Roma, portò con sé prigioniera Galla Placidia, sorella dell'imperatore, dirigendosi verso sud. Onorio, nel frattempo, si era rifugiato a Ravenna, che oramai era la capitale dell'impero.
Nello stesso anno Alarico morì a Cosenza, ed il cognato Ataulfo, succedutogli, venuto a patti con l'impero, guidò le suo orde verso la Gallia e l'Iberia. A Narbona, nel 414, il re dei Visigoti sposò la giovane prigioniera imperiale. Galla Placidia divenne, così, regina di un popolo barbarico, ma per poco, l'anno dopo, infatti, rimase vedova e Wallia, successore di Ataulfo, la rimandò a Ravenna.
Qui, nel 416, sposò Costanzo, patrizio di Onorio e valente generale.
Nel 421 l'incerto Onorio si associò al trono il cognato Costanzo, per cui Galla Placidia, già regina dei Visigoti, divenne imperatrice romana. Ma ancora una volta per poco: nello stesso anno, infatti, Costanzo morì. Galla Placidia, allora, cercò di influenzare la scelta del successore e, venuta a forte contrasto col fratello, tememdo la sua ostilità e quella della corte ravennate fuggì a Costantinopoli coi figli.
Quando nel 423 morì Onorio, Galla Placidia riuscì a far riconoscere, da Costantinopoli, suo figlio Valentiniano come imperatore di occidente. Poiché si trattava di un bambino di sei anni, le fu affidata la reggenza, che ebbe inizio nel 425.
Riusci a conservare il trono fino alla maggiore età del figlio. Morì a Roma il 27 novembre dell'anno 450.
Il mausoleo è una piccola costruzione dei linee sobrie e senza pretese ma entrando si rimane impressionati dal fasto delle decorazioni e dalle scene mosaicate, dalla ricchezza dei marmi e soprattutto dall'atmosfera irreale nella quale ci si trova di colpo immersi, per cui le caratteristiche architettoniche tendono a perdere ogni risalto ed a dissolversi in puro cromatismo.